Inizia così questo piccolo viaggio italiano verso la grande metropoli, in compagnia di Ettore (che è una Lei, ciao Ettore). Passiamo tutto il tempo in treno a parlare di viaggi futuri, di quanto gli uomini siano poco pratici e "adattevoli", di come ognuna di noi abbia a che fare con degli uomini inarrivabili (e sempre a noi ci capitano?), insomma una bella parte del colloquio è stata composta dal discorso “uomini”. Poi abbiamo anche deviato raccontandoci quanto reale sia la presa in giro di Katia e Valeria (di Zelig) che imitano il popolo di Uomini e Donne (ovvero, il nulla, il vuoto, ore ed ore a parlare del nulla) e di come era bello invece Guzzanti ed il suo Quelo (tra i tanti). Possiamo dire di aver animato l'Intercity e pure la vecchietta che avevamo di fianco, la quale, povera, voleva dormire ed ha maledetto quella volta che non ha ceduto alle nuove tecnologie, cioè comprarsi un bel Ipod da 7 giga! Dai siura! Cus ghe!
All'esterno un paesaggio quasi simile a quello del video dei Chemical Brothers, solo che invece della musica in sottofondo si sentiva: "Ma secondo te maestro, c'è vita su Marte? mah, giusto il sabato sera!". Cose di questo genere. Filosofia sul treno su rieducational channel.
Inizia la gita, scendiamo dal treno e ci dirigiamo verso la Triennale, meglio "dentro" gli Anni 70. Dico "dentro" perchè mentre la si visita si ha l'impressione di essere attivi nei confronti delle opere presenti. Non si sta 1/4 d'ora davanti ad un quadro, ma si vive la mostra tra gli oggetti. Dall'alto cadono teli con le prime pagine dei quotidiani di quegli anni con le notizie più succulente. Mi fermo proprio a leggere e mi accorgo di quanto conosca davvero poco di quegli anni (Aldo Moro, Pasolini, Ustica,...), molte notizie che mi dicono qualcosa ma di cui non ho una conoscenza approfondita. Un pò di “merito” devo darlo alla scuola che faceva finire il libro di storia con l'anno 1950 e poi il vuoto, il nulla. Un pò come i programmi di Maria De Filippi. Ma qui c'è lo stimolo giusto per approfondire.
Ogni zona, all’interno della mostra, è curata da una persona in particolare, quindi siamo orientati, in modo benevolo, da uno sguardo soggettivo che viene dato agli eventi e alla loro rap-presentazione, ma il fatto molto positivo è che ci troviamo immerso nelle situazioni tipiche degli anni 70. Il vecchio bar, con le carte, il juke box, gli amari. Oppure la televisione, ti trovi dentro la televisione, televisori ovunque. Non parliamo della musica Woodstock, la ribellione, i Sex Pistols. Dischi ovunque.
E poi il colore. Basta bianco e nero, tipicamente anni 60, vai col colore vivace dei nostri '70.
Diamo un giudizio complessivo molto buono. Ora basta giudizi positivi però, quindi stop alle telefonate, altrimenti devo farmi dare una percentuale.
Tutte intrise di cultura decidiamo di farci “una vasca in centro”, come diciamo noi. Che ridere. Sembravamo le ragazze di campagna che vanno in città.
Beh, non avevamo la vanga e nemmeno il trattore, in questo caso, ma lo spirito era quello. Abituate a vedere grandi spazi e a sentire aria diversa, l'atmosfera non è stata delle migliori. Eravamo in Italia (ancora!). Eravamo a Milano (basta!). Niente di così eccitante. Le considerazioni finali sono state esclusivamente utilitaristiche ovvero "prendiamo quello che ci serve e torniamocene a casa".
Nuova direzione: il Duomo. Ultima destinazione: Palazzo Reale e La Chapelle. Ci aspetta una mostra molto ricca, 350 opere esposte, tutte da guardare. Ci accoglie una fotografia disarmante, a tratti dissacrante, estrema, molto colorata. Un lavoro critico che porta con sè molte riflessioni. Anche all’interno della stessa fotografia si possono leggere vari significati a più strati. Esiste un livello di “visione” semplice e banale ed un altro più riflessivo, astratto e complesso. Si riescono ad includere perfino temi come la paura, la morte, la vita stessa, il divino e l’idea del sublime.
Fa pensare anche il fatto che l’autore di tutto ciò, sia proprio colui che, inizialmente lanciato ed immerso nel modo cristallino della moda, incaricato di rendere più glamour possibile le super modelle, ora si trovi a farle scendere dal piedistallo. Saranno rappresentate schiacciate da un mega hamburger, vestite in maniera extra cool di fronte a delle catastrofi naturali, saranno posizionate come simbolo dei vizi distruttivi. Davanti an noi si ripete un mondo da non ammirare. Un mondo che ha le sue regole devianti. Un mondo che non c’entra nulla con la realtà. Un mondo di carta. Pieno di colore e di oggetti, ma che comprende anche un immenso vuoto.
La gita è finita. Il tempo di un ultimo caffè (e di un gelato) e via, si ritorna a casa. Torniamo con la testa piena di informazioni, di immagini, di nuove idee da sviluppare.
Torniamo alla nostra realtà. Abbiamo camminato, visto, ascoltato, odorato ed abbiamo anche sognato per qualche ora. Nel bene o nel male, abbiamo viaggiato, seppur brevemente, con la mente e con il corpo. E con il treno.
Prossima destinazione?