Scrivo gratuitamente dalla library di Auckland, città dove si arriva per forza ma non si sa quanto si resta, perchè tutti ne danno un'opinione alquanto negativa ed ora capisco perchè. Città grigia, incasinata, piena di asiatici e di indiani, una piccola brutta copia di altre città del mondo, un posto che non ha una sua identità precisa.
Oltre agli insulti, però qui si nota già il tocco kiwi nell'ambiente circostante. Basta prendere un traghetto, saltare di là della baia e su per un colle a fare foto. Ecco finalmente quello che di più tipico c'è. Il vento che soffia incessantemente e tira le numerose barche a vela, colli vulcanici dove camminare e respirare i nuovi profumi naturali nz. La natura che si apre a te e che ti fa dimenticare le telefonate dall'Italia con i vari "ma dove vai?", "ancora?", "e alora..." etc etc.
Ancora sì, perchè ormai la mutazione è avvenuta. Vuoti di memoria, voglia di sushi, valigie di ogni dimensione e zaini ormai sono parte di te. Perfino sentire un accento del nord ovest ogni giorno, mi fa così tanto ridere perchè mi sembra di aver vicino Renato Pozzetto versione travel. Anche questo è parte di te. Ci sono cose che acquisisci col tempo e di cui non ti rendi conto.
E' anche vero che ad ogni nuovo viaggio ed esperienza cambiano anche gli obiettivi. Si sa già a priori quello che si vorrà fare e quello che non si vorrà proprio. Si mettono dei paletti, però sempre mobili, pronti a vari usi e disposizioni, perchè nella vita non si può davvero mai dire.
"non mi sposerò mai", "non ci andrò mai", "non lo farò mai", ma chi lo dice? Ci troviamo solo qualche anno dopo a dire "che bel deficiente che ero"(detto anche mon@, sempre per tenere vive le origini).
Si cambia e ci si evolve anche in viaggio, perchè altrimenti si rischia di diventare la brutta copia di se stessi, di andare tanto per andare, di dormire in ostello come i veri backpackers, oppure di mangiare sempre noodles come i veri backpackers.
Ecco io non credo che, ancora una volta, sentirsi parte di un gruppo ben identificato faccia bene. Anzi. Come gli emo alternativi, ma tutti uguali. Credo più nel fatto di essere mobili e malleabili.
Si ma cosa c'entra con Auckland? Appunto. E' difficile qui sentirsi parte di questa città nuova e non ben identificata, anche perchè di orginali ce ne sono pochi (veri nz, come i veri aussie). Si sente l'esigenza di spostarsi verso il vero spirito neo zelandese, da cercare tra annnunci di lavoro a paga minima e varie altre questioni legate al fatto che, da come sembra, perfino per il controllo qualità dei kiwi si deve avere la residenza.
Ma come sempre e vista anche l'esperienza australiana, la risposta, come la telefonata che aspettavi da mesi, arriverà l'ultimo giorno o l'ultimo mese, non quando la cerchi, altrimenti è troppo facile.
Ovvero come sopravvivere in Italia dopo aver vissuto un anno e mezzo all'estero.
16 febbraio 2010
08 febbraio 2010
BACK HOME AUSTRALIA
Sarebbe stato curioso scrivere dal mio divano nel paesino della pianura veronese, invece scrivo dalla seconda mia casa, ovvero l'appartamento condiviso nella West Sydney. Sono sul tanto amato (da tutti gli ospiti) divano, dopo un volo VirginBlue notturno da Perth, chiusi come scatolette tra i sedili, abbiamo cercato di dormire e di riposare. Abbiamo perchè siamo in due. Durante questo mio viaggio lungo ho incontrato chi sta dormendo ora sull'altro divano, ed abbiamo cominciato a parlare di vita e viaggi, fino a percorrere circa 4000 km in van, tra nutella e stelle, allagamenti della wet season e paesaggi diversi ad ogni giorno nuovo.
Sono partita da qui un mese fa, con destinazione Adelaide, da li via con un bus fino ad Alice Springs, con meta Uluru, Kata Tjuta e Kings Canyon. Rocce, caldo, camminate, sudore e tante persone si sono incrociate in questo piccolo trip. Poi ho preso il famoso the Ghan il treno che attraversa l'Australia da sud a nord, per arrivare a Darwin, da dove sarebbe partita la mia avventura con il van, puro stile rock'n'roll selvaggio, verso Perth.
Quel van tanto odiato all'inizio per il caldo impossibile delle lamiere, sotto le quali dovevamo dormire di notte, oppure per le marce scassatissime. Pian piano ci siamo abituati e quel catorcio era diventata la nostra casa mobile, il nostro mezzo di trasporto, il nostro cuscino per poter osservare un meraviglioso cielo stellato, la nostra base dove tornare quotidianamente.
Poi ieri sera, andando verso l'aeroporto che da Perth ci avrebbe riportato a Sydney, a fianco a noi ecco uno dei tanti van. Un sorriso su di noi ci ha fatto nascondere un attimo la nostalgia per quel viaggio finito, per quel mezzo per cui alla fine provavamo nostalgia, per quante avventure sono successe.
Ed ora rieccoci qui a casa a Sydney, come ai vecchi tempi, fa strano come al solito, ma forse un pò di più perchè stavolta non ci sono vuoti e ricordi, ma solo tanti progetti da concretizzare. Finito il tempo dei Kleenex e degli aeroporti (forse), ora inizia un'altra avventura verso una nuova terra da vivere e conoscere, alla ricerca di lavoro e di nuove gags, da tenere con noi anche in un possibile rientro in Italia, tra qualche tempo. Domani si prenderà un altro volo che coinciderà con la fine di questo mio working holiday in Australia. La fine non è sempre termine e nostalgia, la fine può essere un nuovo inizio, un progetto diverso da quello che avevi immaginato.
Secondo i miei piani di 4/5 mesi fa, ora avrei dovuto prendere un aereo per l'Italia nel giro di qualche giorno e tornare a sedermi nella storica sedia del bar di paese, in mezzo agli amici di sempre e alle persone care e cominciare a raccontare gli aneddoti passati.
Invece mi trovo ad iniziare un nuovo working holiday visa in Nuova Zelanda, a due. Due teste, due anime, a volte dure da far combaciare, per il nostro reciproco aver vissuto da single negli ultimi tempi. Ma ce la faremo, insieme, per mano, Auckland stiamo arrivando.
Sono partita da qui un mese fa, con destinazione Adelaide, da li via con un bus fino ad Alice Springs, con meta Uluru, Kata Tjuta e Kings Canyon. Rocce, caldo, camminate, sudore e tante persone si sono incrociate in questo piccolo trip. Poi ho preso il famoso the Ghan il treno che attraversa l'Australia da sud a nord, per arrivare a Darwin, da dove sarebbe partita la mia avventura con il van, puro stile rock'n'roll selvaggio, verso Perth.
Quel van tanto odiato all'inizio per il caldo impossibile delle lamiere, sotto le quali dovevamo dormire di notte, oppure per le marce scassatissime. Pian piano ci siamo abituati e quel catorcio era diventata la nostra casa mobile, il nostro mezzo di trasporto, il nostro cuscino per poter osservare un meraviglioso cielo stellato, la nostra base dove tornare quotidianamente.
Poi ieri sera, andando verso l'aeroporto che da Perth ci avrebbe riportato a Sydney, a fianco a noi ecco uno dei tanti van. Un sorriso su di noi ci ha fatto nascondere un attimo la nostalgia per quel viaggio finito, per quel mezzo per cui alla fine provavamo nostalgia, per quante avventure sono successe.
Ed ora rieccoci qui a casa a Sydney, come ai vecchi tempi, fa strano come al solito, ma forse un pò di più perchè stavolta non ci sono vuoti e ricordi, ma solo tanti progetti da concretizzare. Finito il tempo dei Kleenex e degli aeroporti (forse), ora inizia un'altra avventura verso una nuova terra da vivere e conoscere, alla ricerca di lavoro e di nuove gags, da tenere con noi anche in un possibile rientro in Italia, tra qualche tempo. Domani si prenderà un altro volo che coinciderà con la fine di questo mio working holiday in Australia. La fine non è sempre termine e nostalgia, la fine può essere un nuovo inizio, un progetto diverso da quello che avevi immaginato.
Secondo i miei piani di 4/5 mesi fa, ora avrei dovuto prendere un aereo per l'Italia nel giro di qualche giorno e tornare a sedermi nella storica sedia del bar di paese, in mezzo agli amici di sempre e alle persone care e cominciare a raccontare gli aneddoti passati.
Invece mi trovo ad iniziare un nuovo working holiday visa in Nuova Zelanda, a due. Due teste, due anime, a volte dure da far combaciare, per il nostro reciproco aver vissuto da single negli ultimi tempi. Ma ce la faremo, insieme, per mano, Auckland stiamo arrivando.
06 gennaio 2010
BYE BYE SYDNEY
E' anche la mia vita da semi residente qui a Sydney è finita, domani si parte. Grande entusiasmo per i viaggi e tutto ciò che vivrò e vedrò, ma anche un pò di tristezza per tutto quello che ho vissuto finora. E' appena finito il mio farewell barbecue party con tanto di foto e tanta birra. Non conto tutte le persone che ho conosciuto e con cui ho bevuto e cenato in questo appartamento, le facce che si sono susseguite, le esperienze, le telefonate, gli ospiti e molto altro ancora.
Ogni giorno non è mai stato simile all'altro, nessuna regola, nessun programma, con il bello ed il brutto che questo comporta. Sono stati però dieci mesi pieni e vivi, l'ho capito stasera dai messaggi che ho ricevuto e dalle esperienze che mi porterò sempre dentro, tra questa vita condivisa, il lavoro in un ambiente straniero, le amicizie e le miso soup.
Bye Bye Sydney, mi ha dato tanto, davvero tanto, molte cose non si possono descrivere, vorrei dire, ma non so come fare, perchè spesso non si può spiegare tutto, si prende così com'è, il pacchetto completo, tirando le somme sono prevalsi i più rispetto ai meno.
Tutto questo me lo porterò con me, per sempre, se dovessi tornare seriamente, sarebbe come ritornare a casa mia, altrimenti è ed è stato un ricordo meraviglioso. Tante vite in dieci mesi.
Ogni giorno non è mai stato simile all'altro, nessuna regola, nessun programma, con il bello ed il brutto che questo comporta. Sono stati però dieci mesi pieni e vivi, l'ho capito stasera dai messaggi che ho ricevuto e dalle esperienze che mi porterò sempre dentro, tra questa vita condivisa, il lavoro in un ambiente straniero, le amicizie e le miso soup.
Bye Bye Sydney, mi ha dato tanto, davvero tanto, molte cose non si possono descrivere, vorrei dire, ma non so come fare, perchè spesso non si può spiegare tutto, si prende così com'è, il pacchetto completo, tirando le somme sono prevalsi i più rispetto ai meno.
Tutto questo me lo porterò con me, per sempre, se dovessi tornare seriamente, sarebbe come ritornare a casa mia, altrimenti è ed è stato un ricordo meraviglioso. Tante vite in dieci mesi.
01 gennaio 2010
from 80s to 2010 IN AUSTRALIA

E' iniziato il 2010 con grandi fuochi e festeggiamenti stanotte e noi, dal nostro piccolo accampamento in zona Taronga Zoo, ci siamo goduti lo spettacolo e fatto foto e video per ricordare. Abbiamo passato circa 8 ore seduti sui sassi in riva alla piccola spiaggia che ci dava un panorama stupendo, mangiando, bevendo (orange juice) e finendo, inevitabilmente, a parlare di questo 2009 passato. Un anno di cambiamenti, di continui spostamenti, incertezze e curiosità, voglia di fermarsi e voglia di continuare a scoprire. Di sicuro un anno da ricordare, pieno di facce, di numeri di telefono, di posti di lavoro, di parole, lettere e skype. Un anno nuovo, rispetto a quelli precedenti, uno di quelli che ricorderò sempre col sorriso, per tutto quello che mi ha offerto e fatto vivere.
Ma questo inizio d'anno è anche il mio ultimo weekend a Sydney, tentando di salutare (verbo che si ripete spesso in questo blog) tutti, di mangiare (verbo che si ripete spesso in questo blog) con tutti e bere (verbo che si ripete spesso in questo blog) con tutti gli amici conosciuti. La sensazione del cerchio che si chiude, nonostante le prossime avventure on the road, il fatto di aver vissuto qui e di essermi sentita da subito a casa fin dai primi momenti, di essermi costruita una vita più o meno regolare, tra lavoro, uscite ed amici e di non essermi annoiata mai, trovando sempre nuovi stimoli nella vita di tutti i giorni.
Mi dispiace tantissimo lasciare Sydney e non credevo così tanto. "Il nostro amore appena nato, è già finito" Mina.
Però è vero anche che ho circa una settimana per fare e vedere ancora molto, iniziando domani sera con il cinema all'aperto in un parco in centro città, ed ecco che il mio sogno si avvera: essere come al drive in.
L'altra settimana ho avuto l'occasione di vedere anche una mostra sugli anni 80 al Powerhouse Museum della city, inutile descrivere l'effetto che mi ha fatto entrare e subito ecco Kylie su un megaschermo che canta "I Should Be So Lucky" e via di vinili col sondaggio "ce l'ho, non ce l'ho", cubi di Rubik etc etc. Una parte molto interessante è stata quella relativa ai gruppi ed agli eventi anni 80 in Australia, come il Mardi Grass del 1981 ed i concerti degli INXS. Un aggettivo: spaziale.
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