Eravamo rimasti alla famosa cena natalizia del negozio, ebbene sabato sera dopo un clima abbastanza freddo in presenza dei manager, la serata si è felicemente sviluppata e conclusa tra pochi intimi al famoso Cargo Bar, ovvero il "posto dei posti", quando non si sa dove andare ed il posto più comodo è questa bettola messicana sul molo. Inutile anche provare ad indovinare di che nazionalità era la ragazza che dopo una quantità indefinita di cola e qualcosa di alcolico, si è letteralmente tuffata sulla tavola vicino alla nostra e più precisamente addosso ad un ragazzo che innocuo beveva il suo drink, vedendosi questa piovra dichiarargli tutto il suo amore. Scene di delirio puro...
E' passato quasi un mese da quando mi sono trasferita qui, nella "foresta" vicino Sydney, in realtà sono a dieci minuti dal mare, ma la mattina passa tra i mille canti di uccelli e la sera anche con la visita quotidiana di bestie indefinite per fortuna di piccole dimensioni. Sembra quasi di essere in Queensland, ma senza gechi.
Un mese in compagnia di Britney Spears junior, Hanna Montana 2 la vendetta ma soprattutto di Banana che è la piccola di 15 mesi con cui vado spesso al parco e facendo finta di far divertire lei, mi siedo sull'altalena e mi godo le mezz'ore di silenzio che finiscono quando si rientra a casa, dato che le due sorelle grandi si staranno sicuramente menando per qualche questione esistenziale e giù urli.
Mia madre nelle ultime telefonate non mi chiede quasi più come va li in Australia, ma mi dà consigli pedagogici, risultato di anni ed anni di esperienza a gestire cordialmente queste creature, ops... questi cari e teneri bambini. Non so come fa, santa subito. Non che io odi i piccoli, anzi, solo che non capisco proprio come è possibile che tu mi domandi posso o non posso fare questo o quello se poi hai deciso che comunque lo farai lo stesso, questo vale per piccoli e grandi eh!
Comunque, come da accordi il mio periodo di lavoro qui terminerà a Natale più o meno, poi inizia il bello. Ad inizio anno ri-comincerò a viaggiare andando a vedere alcuni pezzi d'Australia che mi mancano. Sono qui che conto i giorni, che passi sto Natale che per nulla si sente e pure Capodanno, con i fuochi e le sue magie in anticipo sul mondo dei telegiornali italiani.
Ho voglia di zaino e di camminate, di non stare ferma e di perlustrare. Ho voglia anche di sentirmi libera da tutto e tutti, di avventura, di fotografie, di contemplazioni e di gambe stanche. Insomma di nuovi stimoli.
Stimoli che si trasformeranno ancora in grandi decisioni dato che, circa un mese dopo aver festeggiato l'inizio del 2010, il mio visto per rimanere qui scadrà e da li si dovrà pensare alla nuova direzione da intraprendere.
Le idee frullano nella testa e ogni tanto ripenso se e quando rientrare in Italia, ma ho questo strano sentimento che non mi fa mai guardare i voli di ritorno verso l'Europa. Proprio mai.
Dottore, è grave?
11 dicembre 2009
23 novembre 2009
HOT SUNDAY AUSTRALIA
I weekend cerco di passarli il più possibile all'aria aperta, questo vuol dire veloci bagni nel freddo oceano ed il segno delle infradito sui piedi, che si godono una vita senza scarpe.
Ieri però ne ho approfittato per fare un giro in centro e passare dal negozio dove lavoravo per anticipare la mia quota partecipativa, visto che parteciperò alla cena di Natale dello staff. Così anche per Natale 2009, mi toccherà la famosa cena aziendale, solo che in Australia essendo più "relax" (termine ormai super inflazionato), il programma sarà a suo modo "relax" quindi formato da pizza, bowling e biliardo tra schiavi e manager. Niente a che fare con le cene super incravattate con persone (quelle poche) con cui non hai avuto niente da dire per 12 mesi, ma con cui alla cena farai una specie di conversazione: formale, razionale e banale. Tempo, soldi e parole buttati, per "dover" e "poter" essere dentro il cerchio, anche se a te di quel cerchio non interessa praticamente nulla, ma "non puoi non partecipare altrimenti cosa diranno...", "non puoi non vestirti fico, altrimenti cosa diranno..." e tante altre cose che "loro" comunque diranno.
Io mi sento più vicina alla tipa che vaga per Manly in piagiama con l'Ipod, anche se le barriere di un minimo stile italiano non mi fanno ancora scendere in spiaggia in pigiama, però penso davvero di avere fatto un passo avanti rispetto a quello che consideravo superfluo, con cui dovevo convivere e di cui mi sono liberata. A volte qui è dura, ma si sapeva fin dall'inizio, fai questi lavoretti un pò così, cambi case e persone nel giro di mesi, gente che va gente che viene, i visti, rimanere, andare, che visto fare, quanti punti ho, mi daranno il dvd?
Ma della serenità mentale ne vogliamo parlare? del fatto di non avere "doveri sociali", "doveri familiari" e altri di varia natura.
Essere liberi ha un prezzo da pagare che a volte può essere sentirsi un pò smarriti, raccontare i fatti propri in un blog, gestire risposte a domande che nemmeno tu conosci, ma oggi sento che scrivere mi fa bene, questo blog è terapeutico, mi fa riflettere e capire che sono ancora dalla parte giusta quando per un attimo non so dove sono.
Oggi festeggio quindi l'addio ancora una volta alle formalità e finalmente la possibilità di scegliere e decidere da che parte stare. Concentrarmi sulle cose che contano ed fare un bel ctrl-alt-canc di quelle superflue.
Passare la domenica pomeriggio a vedere amici che hai perso di vista, l'australiano che è innamorato dell'Italia e vorrebbe andare a vivere là (strano ma vero), la colombiana con cui condividiamo i reciproci gossip ed i caffè da Gloria Jean's, il ritorno a casa con l'amica cippy e gli incontri sugli autobus. Per non parlare della vita notturna di Manly, di gente che non si regge in piedi, di pizze mangiate alle tre di notte in riva all'oceano, di commenti ai sandali stile aussie, con australiane pazze che fanno il bagno e poi si mettono di nuovo il vestito e via pronte again per l'ennesimo salto in pista.
Ci sono giorni in cui vanno bene i grandi temi, le grandi riflessioni, altri invece in cui trovi la felicità nelle micro cose che fai e che stupidamente ti dimentichi. Saranno stati i 40 gradi di ieri che mi hanno fuso alcune cellule, tra le poche rimaste le quali anche loro si sono ribellate alla formalità di essere sempre attive e positive. Si sono prese la libertà di dire "oggi va bene" ma anche "oggi va un pò meno bene". Comunque va!
Ieri però ne ho approfittato per fare un giro in centro e passare dal negozio dove lavoravo per anticipare la mia quota partecipativa, visto che parteciperò alla cena di Natale dello staff. Così anche per Natale 2009, mi toccherà la famosa cena aziendale, solo che in Australia essendo più "relax" (termine ormai super inflazionato), il programma sarà a suo modo "relax" quindi formato da pizza, bowling e biliardo tra schiavi e manager. Niente a che fare con le cene super incravattate con persone (quelle poche) con cui non hai avuto niente da dire per 12 mesi, ma con cui alla cena farai una specie di conversazione: formale, razionale e banale. Tempo, soldi e parole buttati, per "dover" e "poter" essere dentro il cerchio, anche se a te di quel cerchio non interessa praticamente nulla, ma "non puoi non partecipare altrimenti cosa diranno...", "non puoi non vestirti fico, altrimenti cosa diranno..." e tante altre cose che "loro" comunque diranno.
Io mi sento più vicina alla tipa che vaga per Manly in piagiama con l'Ipod, anche se le barriere di un minimo stile italiano non mi fanno ancora scendere in spiaggia in pigiama, però penso davvero di avere fatto un passo avanti rispetto a quello che consideravo superfluo, con cui dovevo convivere e di cui mi sono liberata. A volte qui è dura, ma si sapeva fin dall'inizio, fai questi lavoretti un pò così, cambi case e persone nel giro di mesi, gente che va gente che viene, i visti, rimanere, andare, che visto fare, quanti punti ho, mi daranno il dvd?
Ma della serenità mentale ne vogliamo parlare? del fatto di non avere "doveri sociali", "doveri familiari" e altri di varia natura.
Essere liberi ha un prezzo da pagare che a volte può essere sentirsi un pò smarriti, raccontare i fatti propri in un blog, gestire risposte a domande che nemmeno tu conosci, ma oggi sento che scrivere mi fa bene, questo blog è terapeutico, mi fa riflettere e capire che sono ancora dalla parte giusta quando per un attimo non so dove sono.
Oggi festeggio quindi l'addio ancora una volta alle formalità e finalmente la possibilità di scegliere e decidere da che parte stare. Concentrarmi sulle cose che contano ed fare un bel ctrl-alt-canc di quelle superflue.
Passare la domenica pomeriggio a vedere amici che hai perso di vista, l'australiano che è innamorato dell'Italia e vorrebbe andare a vivere là (strano ma vero), la colombiana con cui condividiamo i reciproci gossip ed i caffè da Gloria Jean's, il ritorno a casa con l'amica cippy e gli incontri sugli autobus. Per non parlare della vita notturna di Manly, di gente che non si regge in piedi, di pizze mangiate alle tre di notte in riva all'oceano, di commenti ai sandali stile aussie, con australiane pazze che fanno il bagno e poi si mettono di nuovo il vestito e via pronte again per l'ennesimo salto in pista.
Ci sono giorni in cui vanno bene i grandi temi, le grandi riflessioni, altri invece in cui trovi la felicità nelle micro cose che fai e che stupidamente ti dimentichi. Saranno stati i 40 gradi di ieri che mi hanno fuso alcune cellule, tra le poche rimaste le quali anche loro si sono ribellate alla formalità di essere sempre attive e positive. Si sono prese la libertà di dire "oggi va bene" ma anche "oggi va un pò meno bene". Comunque va!
19 novembre 2009
FALL FROM THE BED IN AUSTRALIA
Eravamo rimasti alle magiche avventure di Mary Poppins in Australia, ovvero Missfree alle prese con pannolini, cartelle, lunch box e co. La settimana è infatti iniziata con un risveglio alquanto traumatico, sono le ore 6.30 di mattina a Sydney e cado giù dal letto dopo aver sentito con ordine: la bambina piangere, la sorella che si arrabbia dicendo che la piccola piange sempre, la sorella più piccola che si incazza di brutto dicendo che la grande urla (ma io dico facciamo prima a chiederci chi non urla...), la madre che ovviamente urla perchè si sta facendo troppo casino e poi ecco la voce dalle scale...."sei sveglia?". Ma che domande! Ovvio! Ma come si faceva a non svegliarsi da quella atmosfera famiglia Mulino Bianco che regnava.
Sto entrando di nuovo nel ritmo family, perchè non ero davvero più abituata, sono anni che mi sveglio e penso solo a me o al massimo ad un'altra persona, ma non ad altre cinque contemporaneamente. Resistenza psicologica, anche qui.
Da quando sono qui penso di aver conosciuto tutte le classi sociali in Australia, sono passata dalle persone davvero in crisi, tipo "non viaggio da anni perchè non ho soldi", o "non faccio quello perchè non ho soldi", etc e mi sono sentita fortunata per certi versi, poi la classe media di studenti/lavoratori che fanno e non fanno in base alle entrate, fino ad arrivare alle persone che possiamo chiamare "coloro che stanno bene economicamente", come la famiglia in cui vivo. Casa con giardino, piscina, camera singola per ogni bambina, guardaroba infinito, comprare i vestiti senza guardare il cartellino del prezzo, pranzare spendendo 50 dollari e molto altro.
50 dollari sono un pezzo di carta, ma per alcuni sono 5 ore di lavoro, per certi un centesimo di stipendio, per altri il costo di due lunch vips al centro commerciale. La madre delle bambine ha sgranato gli occhi infatti quando una volta, parlando delle mie esperienze lavorative bizzarre in Australia, dicevo che ho anche guadagnato 12 dollari l'ora, ormai ages ago.
Entro ed esco da queste classi sociali restando spesso ad osservare sia il basso che l'alto livello. Azzardo dicendo che ho la sensazione che qui in Australia, ovviamente studiando ed avendo tutta la preparazione del caso, si possa cambiare di livello. Ovvero le persone che nascono in una classe sociale possono, spaccandosi in tre, arrivare a stare bene, non dico ricchi, ma avere un livello di spensieratezza economica buono.
Forse in questo si trova l'Australia dalle tante possibilità che molti mi dicono, ma io magari non vedo o non capisco.
Tutto nasce dal basso.
Sto entrando di nuovo nel ritmo family, perchè non ero davvero più abituata, sono anni che mi sveglio e penso solo a me o al massimo ad un'altra persona, ma non ad altre cinque contemporaneamente. Resistenza psicologica, anche qui.
Da quando sono qui penso di aver conosciuto tutte le classi sociali in Australia, sono passata dalle persone davvero in crisi, tipo "non viaggio da anni perchè non ho soldi", o "non faccio quello perchè non ho soldi", etc e mi sono sentita fortunata per certi versi, poi la classe media di studenti/lavoratori che fanno e non fanno in base alle entrate, fino ad arrivare alle persone che possiamo chiamare "coloro che stanno bene economicamente", come la famiglia in cui vivo. Casa con giardino, piscina, camera singola per ogni bambina, guardaroba infinito, comprare i vestiti senza guardare il cartellino del prezzo, pranzare spendendo 50 dollari e molto altro.
50 dollari sono un pezzo di carta, ma per alcuni sono 5 ore di lavoro, per certi un centesimo di stipendio, per altri il costo di due lunch vips al centro commerciale. La madre delle bambine ha sgranato gli occhi infatti quando una volta, parlando delle mie esperienze lavorative bizzarre in Australia, dicevo che ho anche guadagnato 12 dollari l'ora, ormai ages ago.
Entro ed esco da queste classi sociali restando spesso ad osservare sia il basso che l'alto livello. Azzardo dicendo che ho la sensazione che qui in Australia, ovviamente studiando ed avendo tutta la preparazione del caso, si possa cambiare di livello. Ovvero le persone che nascono in una classe sociale possono, spaccandosi in tre, arrivare a stare bene, non dico ricchi, ma avere un livello di spensieratezza economica buono.
Forse in questo si trova l'Australia dalle tante possibilità che molti mi dicono, ma io magari non vedo o non capisco.
Tutto nasce dal basso.
16 novembre 2009
3 BABIES AUSTRALIA
Nuovo cambiamento personale qui a Sydney, ma stavolta totale. Cambio casa, lavoro, quartiere e persone allo stesso tempo. Potevo decidere di restare alla factory fino a fine dicembre quando sarebbe scaduto il mio contratto, potevo pensare di rimanere in un sobborgo della West Sydney fino a data da destinarsi, invece ecco ancora una volta la rivoluzione. Facendo il calcolo benefici e sfighe tra tutte queste situazioni, ho notato che la bilancia pendeva verso l’ultimo dato ed ho pensato così di concentrare questi miei ultimi mesi a Sydney orientandoli verso quegli obiettivi che tanto mi ero prefissata e che avrei voluto realizzare durante questa esperienza.
Così sabato scorso, dopo aver impacchettato scatole e valigie fatte di mesi di convivenza nell’appartamento, mi sono trasferita sulle Northern Beaches. Ammetto che un po’ mi è dispiaciuto lasciare i coiquilini con cui eravamo diventati confidenti ed amici, tanto da condividere gioie e dolori, nuovi eventi e nuovi incontri. Quante cose sono successe in quell’appartamento, quante persone sono passate, quante se ne sono andate, ogni tanto qualcuno dormiva nel salotto sui tanto conosciuti ed amati divani di Mediobenc, poi qualcuno se ne andava lasciandomi indifferente, ed altri se ne andavano lasciando un posto vuoto che si faceva sentire e rivoluzionando tutte le mie priorità.
Quante risate abbiamo fatto, quante birre abbiamo bevuto, quanto cibo italiano è stato consumato in allegria, tanto che ormai potevamo mettere un’insegna fuori recante la scritta “Trattoria da Monica – cucina veneta”. Le chiacchiere fatte con la giapponese alle quattro di mattina, loro due che mi davano i consigli amorosi e lavorativi. E poi gli ultimi saluti. Pacchi, valigie, chiudi la macchina e via alle spiagge.
Nuovo inizio, nuova vita.
Continua anche la serie a fascicoli de “tutti i lavori che ho fatto durante questi anni”, edizione integrata ed aggiornata, da qualche mese, con “tutti i lavori più strani che ho fatto in Australia”. Ed eccomi rispolverare le vecchie modalità dell’allenatrice di pallavolo, dell’animatrice dei campi estivi per bambini, fino agli ultimi episodi di sorella maggiore che cambia i pannolini. Sarò nanny o baby sitter di tre bellissime bambine per circa un mese, un mese e mezzo, fino a fine anno quando vorrei iniziare a viaggiare un po’, mettermi lo zaino in spalla e girare come ai vecchi tempi, prima del fatidico 12 febbraio 2010. Ma di questo non parleremo, ho ancora un bel po’ di tempo per godermi la vita da spiaggia, provare a fare surf, godermi le amicizie e tanto altro ancora.
Un pensiero doveroso va anche a chi sta iniziando questa avventura da zero, chiedendomi qualche consiglio e facendomi sentire la vecchia zia che dà le dritte, ma anche a quelli che sono rientrati perché l’avventura australiana è, per il momento, conclusa.
Sotto un sole che brucia, chiudo gli occhi ed un nuovo capitolo sta iniziando. Finalmente frequenterò Manly come desideravo da tempo ed ho imparato, in questo ma anche in altre vicissitudini, che spesso le cose non funzionano non perché ci sia qualcosa che non va, ma semplicemente perché non era il momento giusto.
Il momento giusto per fare la cosa giusta arriva prima o poi e lo senti, guardi qualcuno ed è tutto così naturale e chiaro, mentre hai guardato una persona per anni facendoti sempre le stesse domande senza risposta, ora invece penso che basta poco per avere tutto più chiaro, basta semplicemente sentire la “good vibe” ed essere aperti a cambiare rotta senza paura, lasciarsi andare senza dare grosso peso a ciò che capita, proprio perché capita e non possiamo farci nulla, è indipendente dalla nostra volontà di fare andare le cose in un certo modo. Basta avere fiducia.
Così sabato scorso, dopo aver impacchettato scatole e valigie fatte di mesi di convivenza nell’appartamento, mi sono trasferita sulle Northern Beaches. Ammetto che un po’ mi è dispiaciuto lasciare i coiquilini con cui eravamo diventati confidenti ed amici, tanto da condividere gioie e dolori, nuovi eventi e nuovi incontri. Quante cose sono successe in quell’appartamento, quante persone sono passate, quante se ne sono andate, ogni tanto qualcuno dormiva nel salotto sui tanto conosciuti ed amati divani di Mediobenc, poi qualcuno se ne andava lasciandomi indifferente, ed altri se ne andavano lasciando un posto vuoto che si faceva sentire e rivoluzionando tutte le mie priorità.
Quante risate abbiamo fatto, quante birre abbiamo bevuto, quanto cibo italiano è stato consumato in allegria, tanto che ormai potevamo mettere un’insegna fuori recante la scritta “Trattoria da Monica – cucina veneta”. Le chiacchiere fatte con la giapponese alle quattro di mattina, loro due che mi davano i consigli amorosi e lavorativi. E poi gli ultimi saluti. Pacchi, valigie, chiudi la macchina e via alle spiagge.
Nuovo inizio, nuova vita.
Continua anche la serie a fascicoli de “tutti i lavori che ho fatto durante questi anni”, edizione integrata ed aggiornata, da qualche mese, con “tutti i lavori più strani che ho fatto in Australia”. Ed eccomi rispolverare le vecchie modalità dell’allenatrice di pallavolo, dell’animatrice dei campi estivi per bambini, fino agli ultimi episodi di sorella maggiore che cambia i pannolini. Sarò nanny o baby sitter di tre bellissime bambine per circa un mese, un mese e mezzo, fino a fine anno quando vorrei iniziare a viaggiare un po’, mettermi lo zaino in spalla e girare come ai vecchi tempi, prima del fatidico 12 febbraio 2010. Ma di questo non parleremo, ho ancora un bel po’ di tempo per godermi la vita da spiaggia, provare a fare surf, godermi le amicizie e tanto altro ancora.
Un pensiero doveroso va anche a chi sta iniziando questa avventura da zero, chiedendomi qualche consiglio e facendomi sentire la vecchia zia che dà le dritte, ma anche a quelli che sono rientrati perché l’avventura australiana è, per il momento, conclusa.
Sotto un sole che brucia, chiudo gli occhi ed un nuovo capitolo sta iniziando. Finalmente frequenterò Manly come desideravo da tempo ed ho imparato, in questo ma anche in altre vicissitudini, che spesso le cose non funzionano non perché ci sia qualcosa che non va, ma semplicemente perché non era il momento giusto.
Il momento giusto per fare la cosa giusta arriva prima o poi e lo senti, guardi qualcuno ed è tutto così naturale e chiaro, mentre hai guardato una persona per anni facendoti sempre le stesse domande senza risposta, ora invece penso che basta poco per avere tutto più chiaro, basta semplicemente sentire la “good vibe” ed essere aperti a cambiare rotta senza paura, lasciarsi andare senza dare grosso peso a ciò che capita, proprio perché capita e non possiamo farci nulla, è indipendente dalla nostra volontà di fare andare le cose in un certo modo. Basta avere fiducia.
09 novembre 2009
ALMOUST AUSTRALIA
Quasi estate in Australia significa quasi Natale. Succede che la settimana scorsa infatti, ci sia stata una giornatona con temperature pari a 37 gradi e, sotto un caldo soffocante, recandomi da buona casalinga disperata da Woolworhts, mi sia scontrata con le decorazioni natalizie del centro commerciale. Che strano, essere a novembre, senza il bollito con la pearà domenicale e la nebbia, ma con tshirt, flip flops e luci natalizie ovunque. Sono stata talmente shockata che, al rientro a casa parlando con i coinquilini, dicendo una data non sapevo più che mese era: giugno per il caldo? agosto per le piogge? invece era novembre, anche qui si prepara il Natale, ma un caldo Natale.
Col caldo si è reso naturalmente necessario l'uso dell'aria condizionata, solo che l'imperativo qui è: sempre e comunque. Anche quando ci saranno 16 gradi fuori, sali sui treni e ti congeli, per non parlare dell'ascensore alla stazione nel mio quartiere, il luogo ideale per magiare un ghiacciolo senza problemi.
Notizie dall'Italia sempre positive ed incoraggianti soprattutto personalmente, c'è chi prende l'occasione per leggere questo blog e dare giudizi a più non posso ed ancora chi, dopo circa nove mesi (14 novembre), ancora non capisce la mia scelta. Non è che si deve capire tutto, nemmeno fare paragoni, semplicemente ci può essere, in tutte le faccende, una via diversa, inusuale. Suggerisco un bel giochetto dove ognuno prosegue per la propria strada senza lamentarsi e senza guardare l'erba del vicino ed esprimere sentenze, va.
Chi è più avanti di tutti, invece, è la nonna n°2, che con la nonna n°1, forma i personaggi più cool della famiglia Missfree. La n°1, a giugno dell'anno scorso, era seduta con me nell'orto e mi chiedeva se pensavo sempre all'Australia, quella n° 2 è quella che mi chiedeva quando partivo per Sindei, e qualche settimana fa, direttamente da Skype (troppo avanti) si è raccomandata che vedessi tutto o il più possibile, prima di rientrare in Italia.
Col caldo si è reso naturalmente necessario l'uso dell'aria condizionata, solo che l'imperativo qui è: sempre e comunque. Anche quando ci saranno 16 gradi fuori, sali sui treni e ti congeli, per non parlare dell'ascensore alla stazione nel mio quartiere, il luogo ideale per magiare un ghiacciolo senza problemi.
Notizie dall'Italia sempre positive ed incoraggianti soprattutto personalmente, c'è chi prende l'occasione per leggere questo blog e dare giudizi a più non posso ed ancora chi, dopo circa nove mesi (14 novembre), ancora non capisce la mia scelta. Non è che si deve capire tutto, nemmeno fare paragoni, semplicemente ci può essere, in tutte le faccende, una via diversa, inusuale. Suggerisco un bel giochetto dove ognuno prosegue per la propria strada senza lamentarsi e senza guardare l'erba del vicino ed esprimere sentenze, va.
Chi è più avanti di tutti, invece, è la nonna n°2, che con la nonna n°1, forma i personaggi più cool della famiglia Missfree. La n°1, a giugno dell'anno scorso, era seduta con me nell'orto e mi chiedeva se pensavo sempre all'Australia, quella n° 2 è quella che mi chiedeva quando partivo per Sindei, e qualche settimana fa, direttamente da Skype (troppo avanti) si è raccomandata che vedessi tutto o il più possibile, prima di rientrare in Italia.
01 novembre 2009
OCEAN AUSTRALIA


Niente castagne e vino rosso per questo primo novembre 2009, ma tanto sole, oceano e spiaggie. Continua il mio beach discovering tour 2009, questa volta siamo a Watson Bay a mezz'ora di traghetto da Sydney city, spiagge piccole ed una natura rigogliosa. La temperatura di ieri si aggirava sui 26 gradi, c'era un bel venticello leggero ed era il momento giusto per farsi una nuotata. Insomma ho scritto un post solo per celebrare il primo bagno della stagione australiana. L'acqua non era il massimo dell'accoglienza come temperatura, ma immersa fino a metà, poi non ho resistito.
26 ottobre 2009
JOBS AND SPRING AUSTRALIA
Qualche settimana fa, era un bel venerdì di sole, mi sono a trovata a dare gli ennesimi saluti (ormai prassi che in Australia si usa come bere il caffè in Italia) ad i miei ex colleghi al negozio. Ho concluso infatti i miei sei mesi, concessi dal mio visto working holiday, per poter lavorare per lo stesso datore di lavoro. Immancabili le foto di rito nei luoghi clou dove ho passato le primissime mattine in una Sydney che si stava ancora svegliando, le ore di punta che coincidevano con la pausa pranzo degli impiegati degli uffici li intorno, oppure alcune serate tranquille a riordinare raccoglitori ad anelli, quando sempre gli stessi impiegati prendevano il loro treno verso cena e casa.
Quante risate e momenti di panico, per i clienti, le loro manie e le loro richieste più strane, come il giorno del mio compleanno (mi ricordo bene questo episodio) quando 5 minuti dopo aver iniziato il mio shift, mi si avvicina uno strano tipo che vuole, anzi esige, quel determinato correttore perchè tra i 20 tipi presenti voleva proprio quello che mancava, alterandosi e dicendo di voler parlare addirittura col direttore acquisti.
Quante volte mi sembrava di essere psicologa più che commessa, per capire ed interpretare le necessità dei clienti e mantenere sempre la calma e la nonchalance quando le situazioni si surriscaldavano. Però anche quanti incontri, come la mia amica tedesca rientrata in Europa per qualche mese oppure il mio collega che mi ha chiesto apertamente cosa mi servisse per restare per un periodo più lungo qui in Australia, ovviamente la strada più semplice e classica è il famoso "uomo australiano con permanent residency". Da li è iniziata la grande partita aziendale di Indovina chi? (...ha la permanent residency) durata tutto il pomeriggio all'interno dello staff, per selezionare i candidati ideali, elimimando tutti gli studenti o altri con visto non ben identificato, o forse perchè semplicemente "avevano il cappello".
Così da qualche giorno ho iniziato full time alla factory, dove si incarta e si preparano pacchi natalizi a go go, tutto in previsione di vendite, marketing e Natale. Ogni anno mi trovo ad ottobre a sentir parlare di questi tre fattori, riusciremo mai a non arrivare a Natale desiderando che passi in fretta perchè ormai non ne possiamo più di sentirne parlare?
Questione spinosa: clima. Allora chi dice che in Australia c'è sempre caldo e sole, non sa la verità. Il fatto è che in autunno ha piovuto anche una settimana 24 ore di fila, negli ultimi giorni sembrava accennarsi l'estate con le finestre aperte fino alle 9 di sera e le strade del quartiere che si popolano anche solo per gustarsi un gelato, salvo poi piovere per tutto il weekend. Questa estate si fa davvero desiderare.
In attesa della famosa stagione più cool d'Australia, fatta di spiagge e di tavole da surf, ne approfitto per continuare la perlustrazione delle spiagge di Sydney, soprattutto quelle meno note ed incontaminate. La città sembra anche ri-animarsi con una calendario fitto di eventi per i prossimi mesi, già anticipando qualche accenno a capodanno.
Let's see.
Quante risate e momenti di panico, per i clienti, le loro manie e le loro richieste più strane, come il giorno del mio compleanno (mi ricordo bene questo episodio) quando 5 minuti dopo aver iniziato il mio shift, mi si avvicina uno strano tipo che vuole, anzi esige, quel determinato correttore perchè tra i 20 tipi presenti voleva proprio quello che mancava, alterandosi e dicendo di voler parlare addirittura col direttore acquisti.
Quante volte mi sembrava di essere psicologa più che commessa, per capire ed interpretare le necessità dei clienti e mantenere sempre la calma e la nonchalance quando le situazioni si surriscaldavano. Però anche quanti incontri, come la mia amica tedesca rientrata in Europa per qualche mese oppure il mio collega che mi ha chiesto apertamente cosa mi servisse per restare per un periodo più lungo qui in Australia, ovviamente la strada più semplice e classica è il famoso "uomo australiano con permanent residency". Da li è iniziata la grande partita aziendale di Indovina chi? (...ha la permanent residency) durata tutto il pomeriggio all'interno dello staff, per selezionare i candidati ideali, elimimando tutti gli studenti o altri con visto non ben identificato, o forse perchè semplicemente "avevano il cappello".
Così da qualche giorno ho iniziato full time alla factory, dove si incarta e si preparano pacchi natalizi a go go, tutto in previsione di vendite, marketing e Natale. Ogni anno mi trovo ad ottobre a sentir parlare di questi tre fattori, riusciremo mai a non arrivare a Natale desiderando che passi in fretta perchè ormai non ne possiamo più di sentirne parlare?
Questione spinosa: clima. Allora chi dice che in Australia c'è sempre caldo e sole, non sa la verità. Il fatto è che in autunno ha piovuto anche una settimana 24 ore di fila, negli ultimi giorni sembrava accennarsi l'estate con le finestre aperte fino alle 9 di sera e le strade del quartiere che si popolano anche solo per gustarsi un gelato, salvo poi piovere per tutto il weekend. Questa estate si fa davvero desiderare.
In attesa della famosa stagione più cool d'Australia, fatta di spiagge e di tavole da surf, ne approfitto per continuare la perlustrazione delle spiagge di Sydney, soprattutto quelle meno note ed incontaminate. La città sembra anche ri-animarsi con una calendario fitto di eventi per i prossimi mesi, già anticipando qualche accenno a capodanno.
Let's see.
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