Come nelle migliori scene dei films, arriva il momento dei saluti. Fortunatamente non è ancora il mio turno, nonostante le sveglie alle 5 di mattina per lavoro, resisto e guardo avanti, ma qui ognuno ha il suo percorso e la sua storia ed in questi giorni ci sono stati due saluti importanti per me.
Capita che le vite e le storie si possano intrecciare per giorni e mesi, che si condividano insieme momenti belli e divertenti, dei gran mal di testa mattutini, ma anche tante parole, tanti consigli e perchè no, qualche momento down dovuto alle vicissitudini della vita.
Ormai non conto più tutte le volte che sono stata all'aeroporto in questi mesi, per aspettare trepidante qualcuno, come non mi capitava da anni, di rientro da alcuni viaggi fisici e mentali, oppure per dire "arrivederci a presto" oppure anche per i "che ne sarà di noi?". L'aeroporto di dà sempre quest'aria di sospensione, non sei più qui, ma non sei nemmeno là, hai i tuoi amici li, ma dopo la porta saranno già lontani.
Tutto questo per dire che nonostante sia sempre meno dura dire questi benedetti "arrivederci", perchè dopo il quinto ci si fa l'abitudine, resta sempre un pò di nostalgia e malinconia per i bei tempi passati.
Questa sera però non voglio essere triste, ma sorridere ripensando a tutto quello che abbiamo fatto insieme, a tutte le nostre risate, alle nostre consolazioni reciproche, a tutto il pacchetto. Che sia stato un giorno oppure un mese, abbiamo vissuto insieme a Sydney alcuni momenti pazzi della nostra gioventù.
E come ogni evento australiano degno di ricordo, let's celebrate good times, come on! Facciamo un brindisi ed apriamoci una tooheys come un nostro solito giovedì sera. Stacs! Cin cin. Salute.
Non avrei mai pensato che, in un quartiere sperduto nella periferia di Sydney, portando una bistrattata pizza italian style, potessi incontrare una coppia di persone originarie di Magre' - Vicenza, praticamente miei quasi vicini di casa. Dopo le varie introduzioni siamo finiti a parlare di cibo, da classici italiani, cosi il marito mi ha chiesto se mi piaceva il baccalà, sorry no, e la polenta, sorry si, killing me softly ho aggiunto io pure.
Quella sera pensavo che l'immagine dell'Italia e del famoso italian style è davvero bistrattata all'estero. Basta un forno elettrico ed una bandiera tricolore, la scritta italian style ogni riga del menu' e trac, sembra di essere a Trastevere.
Invece no cari ragazzi, nella pasta non ci mettiamo il pollo, neppure il salamino, nella pizza non ci va l'ananas e quel mix di ingredienti tipo uovo e bacon non è italian style. Mi spiace essere così critica, io che assaggerei ogni sera una cucina diversa e qui mi sto togliendo tante soddisfazioni culinarie internazionali, non posso vedere la pasta italian style con pollo e maionese, sarà un mio limite ma non ce la faccio.
La tradizione per me è mia nonna che fa la polenta, che la stende sull'asse di legno e la taglia con filo. La pasta è col sugo e basilico e tutti i relativi profumi. Non posso nemmeno credere che dopo aver assaggiato questi vari miscugli, il cliente dica wonderful, great, fantastic! E' incredibile da credere, però succede.
Anche questo è il magico mondo di una cultura diversa. Scioccante e sorprendente allo stesso tempo.
Autunno a Sydney e piove. Sono appena rientrata da qualche giorno di vacanza a Brisbane e Byron Bay. Che dire ogni viaggio, anche se breve, e’ sempre fantastico e pieno di sorprese.
Inizio questa piccola avventura con un mini zaino ed una borsa, vado alla biglietteria della stazione e la mia ormai “amica” bigliettaia capisce che stavolta non siamo al solito “return to city”, ma qualcosa di piu’ importante e stimolante: Domestic Airport. Con un bel “have a nice trip”, inizia cosi’ il mio mini viaggio. Da circa un anno non posso fare il conto di tutte le volte che ho fatto una valigia per partire, a volte piccola e veloce, altre volte pesante e complicata. Ogni volta pero’ l’emozione e’ la stessa, un misto di eccitazione ed entusiasmo, ancora una volta si parte! Come alle elementari quando si prospetta la prima gita fuori porta e ti trovi li seduto aspettando tua madre, con zainetto in spalla e merenda. Via da casa per un giorno, verso nuove mete, prima la gita in un’altra citta’, poi fuori regione, i primi viaggi nella grande Europa ed infine quelli intercontinentali. In questo caso si tratta di andare a mille chilometri di distanza, pero’ fa sempre quello strano effetto.
La mattina dopo mi trovo a Brisbane, capitale dell’amato Queensland, mi sveglio sentendo diverse sveglie suonare contemporaneamente, subito non capisco dove sono ma poi realizzo che in stanza con me ci sono altre 8 backpackers, pronte per partire per le proprie destinazioni. Non mi ricordavo piu’ com’era aspettare di andare in bagno in fila indiana, tra deodoranti, asciugamani e facce stravolte. E’ una strana mattinata un po’ calda ed un po’ fresca, ma il cielo terso promette bene, cosi’ parto alla scoperta della city. In quei giorni saliro’ sul ferry per godermi la vista dal fiume, dove conoscero’ una coppia di anziani dalla Tasmania, che dopo avermi fatto l’elenco di tutto cio’ che di piu’ bello puo’ offrire quella terra, mi hanno praticamente convinto, ci vuole poco diciamo cosi’: un discorso, google, le guide in libreria e li e’ finita. Poi me ne andro’ in giro per il centro dove trovero’ una chiesa antica (antichita’ d’australia si intende) in mezzo agli alti grattacieli del CBD, saliro’ sul monte Cootha per vedere il panorama dall’alto, mi immergero’ nella cultura della birra visitando la XXXX Brewery, mi perdero’ a fare foto lungo le scogliere del Kangaroo Point e vivro’ la notte a South Bank e a Fortitude Valley.
I giorni passano veloci ed e' gia' domenica mattina, sono alla fermata del bus diretta a Byron Bay, seconda ed ultima tappa di questo breve trip. A Byron, regno del surf e della vita easy, trovero’ un sasso comodo in spiaggia e pensero’ che quel tramonto e quelle nuvole sono cio’ che piu’ vicino all’infinito si possa mai trovare. Diciamo che adoro Sydney e non mi stanchero’ mai di ripertelo, pero’ e’ sempre una vita di citta’, che va bene per metter via due soldi e per vivere le pazze notti, pero’ l’Australia vera si trova dentro le nuvole immense, dentro i tramonti dai mille colori, nella vista dell’oceano sconfinato e delle balene che si tuffano fuori e dentro il mare.
Cosi’ li seduta, poi pensero’ che spesso vivendo qui mi e’ stato dato di piu’ di quello che cercavo, nel bene e nel male, che non si puo’ progettare nulla concretamente, non si puo davvero mai dire mai, spesso non si hanno risposte e che e’ inutile farsi tante domande. Li, in quel momento, mi sentiro’ solo una ragazza fortunata a cui e’ stato regalato un sogno (cit.). A volte e’ cosi difficile, perche’ spesso si vivono delle prove di resistenza psicologica altro che Isola dei Famosi, gente che va, gente che viene, ricordi, domande, questioni, l’amicizia, i legami, le birre.
Poi in un freddo pomeriggio di giovedi’, dopo tutti i vari trasferimenti ed i ritorni, mi ritrovero’ ancora una volta seduta su uno sgabello in Pitt Street a sognare quella chitarra da 300 dollari, che nel frattempo suonero’ senza fine per un’ora. Usciro’ camminando, per rientrare a casa, con una mano in tasca e con l’altra facendo un segno di pace e freedom, come nella pura filosofia di Nimbin. E poi…si vedra’.
Grande ritorno in Queensland, dopo qualche mese di vita frenetica in citta', questa volta parto in direzione Brisbane e Byron Bay. Ho un biglietto di sola andata, ma non e' ancora il momento di fare follie, quindi mi prendo una settimana circa per la visita di questa zona, che mi manca nel mio elenco di posti da visitare dell'Australia. Durante questo breve viaggio ne approfitto per trovar alcuni amici, italiani ed australiani, che ho conosciuto strada facendo, qualcuno addirittura l'anno scorso durante quella prima famosa vacanza qui. Tutto questo grazie a Facebook, Skype e Messenger e alla volonta' di restare in contatto.
Il legame di ogni rapporto, sia nel matrimonio sia nell'amicizia, sta nella conversazione. (Oscar Wilde)
Non poteva mancare lo spazio musica, durante la scoperta del mondo a testa in giu’. Eccomi quindi a spulciare la classifica su Itunes Australia, per veder un po’ chi c’e’ e chi non c’e’. Spesso, pero', la classifica puo’ trarre in inganno, come se si guardasse quella italiana e vedendo ai primi posti Anna Tatangelo o Gigi d'Alessio, si capisse che tipo di musica si ascolta in Italia, dimenticando il gustosissimo ma poco noto underground musicale.
Una cosa che salta all’occhio subito e’ che da una parte regna la pop music, sia nei locali che nei negozi di dischi, le tipiche ragazze vestite trendy che fanno musica per teenager, dall'altra invece persiste un'anima rock, anzi heavy rock.
Gli australiani, infatti, sono ufficialmente pazzi per gli AC/DC, il famoso gruppo hard rock, formatosi proprio a Sydney nel 1973. Ci sara' un loro concerto qui in citta' a febbraio 2010, ma i biglietti sono stati esauriti dopo solo 7 minuti dall’apertura della prevendita. Roba da non credere, dopo ero il la folle attaccata ad internet per acquistare quelli dei Depeche Mode, ah! cosa non si fa per la musica!
Leggendo varie interviste qua e la, sembra che esistano diverse generazioni di fans, vista l'eta' media dei componenti del gruppo, non sara’ cosi strano vedere madre e figlia con t-shirt nera (mettici forse anche la nonna, se e'ancora in gamba), che urlano e cantano, allo stesso concerto.
Sempre in tema musica e musicisti, in questi giorni ho riscoperto volentieri l’album “Music for the airports” di Brian Eno, che mi accompagna nelle fresche mattine di Sydney al lavoro. Stavo ripensando a quello che ha fatto questo eclettico sperimentatore con l’ultimo abum dei Coldplay “Viva la vida…”, ammirando e ascoltando cosa ha saputo tirar fuori da questa band, gia’ cosi’ creativa e senza un sound banale, per scoprire che il direttore creativo di una manifestazione sydneyana, sara’ proprio il nostro amato ex-roxy music.
Si tratta di "Luminous", un festival di musica, luci e performance in genere, che avra’ luogo in citta’ fino al 14 giuno 2009. Uno degli eventi piu’ sorprendenti e’ il “Lighting the sails”, ovvero diamo una botta di colore alle vele, che vedra’ la proiezione costante, ogni 5/20 minuti, di immagini e luci colorate sulle bianche vele dell’Opera House.
Una passeggiata al Circular Quay oppure una birra vicino all'Opera house si trasformeranno in un evento colorato da vivere ed ammirare, prolungando la visita di continui 20 minuti per vedere piu' immagini possibili.
Eravamo rimasti al momento nostalgico, passato in pochi giorni, dopo una breve visita al sito ansa.it.
Mia zia (che nella famiglia è “avanti” in fatto di viaggi e di esperienze di vita) mi ha chiesto come vedo l’Italia da fuori, beh in effetti non c’ho mai pensato e nemmeno mi interessa molto, a dire il vero, però l’esperimento potrebbe anche essere interessante, ma volutamente breve. Ecco, ora come non mai, mi sembra un paese costantemente indietro su tutto. Da qui l’Italia è lontana (fisicamente pure) e piccola. Non voglio andare fuori tema rispetto ai precedenti post e al blog in generale, solo che ultimamente mi sono chiesta se si potesse davvero abitare in un posto bello e vivibile, senza gli affetti più cari, oppure vivere in un paese che non ti senti più tuo, però con tutti vicini. Mettiamo anche questa nella categoria “domande senza risposta”.
Oggi era il mio giorno libero, così ho vagabondato nella city alla scoperta dei quartieri mancanti, più precisamente: Leichhardt e Glebe, ma rimando il tour dettagliato ai prossimi post. Adesso oltre alle stagioni siamo a quota un inverno, due autunni e mezza estate, per l’anno 2009, ho anche i giorni della settimana scombinati, ovvero la domenica non è la classica domenica ed il mio lunedì è il giovedì. Tra un po’ camminerò all’indietro e dopo avrò una suite tutta per me in una clinica svizzera, dove tutti i viaggiatori residenti all’estero condivideranno gli scombinamenti delle proprie abitudini.
Come mio solito mi sono volutamente persa alla ricerca di nuovi spazi e nuovi grattacieli, in più mettiamoci la cornice dell’autunno, con i parchi verdi-marroni, le foglie che cadono, il vento ed un pò di pioggia. Faceva molto Autumn in New York, mancava solo Richard Gere, però in compenso c’era un’intera squadra di basket multietnica a vagabondare nel mio stesso tragitto, che fatalità.
Mi sono letteralmente dis-persa dentro un negozio di mappe vecchie e nuove, sorridendo perché quella del nord est Italia era quasi vicino a quella della città di Sydney ad inizio Ottocento. Venezia – Surry Hills. Vicenza – Darling Harbour.
Poi sono passata davanti al mio posto di lavoro dicendo, tra me e me, un bel “bye bye see you soon”. Nei giorni scorsi ho conosciuto un'altra ragazza colombiana che, parlando, ho scoperto essere amica della mia socia, sempre colombiana, al ristorante. Mi sono detta “fantastico!”. Quanto mi ispira il Sud America, prima o poi lo conquisterò, nel frattempo cerco di conquistare lo spagnolo, che non è un bel moro di 29 anni, ma semplicemente la lingua spagnola. Abbiamo concordato con le amiche colombiane una reciproca assistenza linguistica ovvero “io do a te una parola italiana, tu dai a me una spagnola”. Visto che ormai l’inglese non ha più segreti (…), perché non buttarsi su un altro bellissimo idioma.
Questo reciproco scambio sta avvenendo anche con i coinquilini, ultimamente interessati all’italiano, tanto che quando arrivo a casa mi sento sempre dire un “ciao bella”. Casa Italia. Lui (coinquilino maschio) mi ha chiesto anche cosa ho detto l’altra sera mentre cucinavo ed io cercando di ricordare, ho pensato che forse era un’espressione veneta impossibile da tradurre, meglio così, il bilinguismo a volte ti salva la vita. Più avanti infatti cercherò di introdurli anche al veneto, fino a quando non mi saluteranno con un bellissimo, quanto nazional-popolare, “ciao vecia”.
Sarà così uno scambio alla pari e non un english oriented speaking. ☺
"La notte è più bello, si vive meglio, per chi fino alle 5 non conosce sbadiglio, e la città riprende fiato e sembra che dorma, e il buio la trasforma e le cambia forma e tutto è più tranquillo tutto è vicino..."
Raccontava Lorenzo Jovanotti, in una sua canzone bi-accordo, di quanto fosse bella la notte. La notte è affascinante, mentre il giorno è principalmente produttivo, la notte è celebrativa; che tu sia in camera che componi musica o scrivi, oppure nel centro di una grande metropoli che cammini, la notte rende tutto più magico.
Ieri sera camminavo per le vie del centro, con gli ormai consolidati "4 amici al bar" e pensavo che nonostante le piccole nostalgie, essere qui e vivere la notte a Sydney è straordinario. Nono avrei mai pensato qualche anno fa di poter essere qui, adesso, a vivermi la notte australiana.
I grattacieli, le luci degli uffici, le ragazze ubriache che non si reggono in piedi, quelle che non reggono più i tacchi e camminano scalze davanti al Queen Victoria Building, i tentativi di rissa, i locali lungo George Street, la ricerca disperata di una colazione dolce "italiana" mentre tutti si mangiano un hamburgher da Mc donald alle 4 di mattina, la voglia, anche solo per una notte, dei cornetti o dei bomboloni caldi.
Per non parlare del ritorno a casa col bus notturno, dove c'è chi dorme e chi ancora ha le forze per ridere, chi scatta polaroid, la giapponese che per l'ennesima volta si sistema i capelli, tutti contribuiscono a rendere la fine della notte ancora una volta magica.
Arrivata a casa, cerco di fare i minimi rumori possibili, però vedo una luce in salotto, mah chissà, sarà qualcuno che si fa uno spuntino notturno, invece è la mia coinquilina che non riesce a dormire, facciamo due parole, mi disseto sul divano e da lì finiamo per chiacchierare per un'ora.
Sono le 5 di mattina, è ora di andare a dormire definitivamente, spero di non incontrare nessun altro nel tragitto dal salotto alla camera, comunque grazie di tutto Sydney, Adamo ti direbbe: "la notte tu mi fai impazzire".